ANDREA VITALI.
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SEGUENDO LA STELLA. RACCONTI DI NATALE.
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2013. GARZANTI Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il Borgomastro di un paese del Canton Ticino in occasione del periodo natalizio, sia per orgoglio personale, sia per soddisfare la moglie che  di Bellano, sul lago di Como, dove tale consuetudine  ancorata, decide di abbindolare il fedelissimo Hutrich ad allestire in maniera pomposa la processione dei Re Magi coinvolgendo quasi la totalit del paese. Unica condizione: che sia in perfetta corrispondenza con la tradizione, quindi cammelli, personaggi del presepe e soprattutto i tre Magi. Si presenta un problema: Baldassare nero! Nessuno vuole farsi dipingere il volto ma per fortuna entra in gioco il destino. Dal lontano deserto tunisino arriva Yassine che spinto da una folgorazione o sogno premonitore deve inseguir una stella, quindi quale ruolo migliore se non il Re Magio. Si presta a interpretar la parte ben volentieri e ancor pi compiaciuto quando scopre che la cometa  portata da Heidi, una delle sei figlie del Borgomastro. Che sia lei il suo dolce destino segnato?
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L'AUTORE.
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Figlio di Edvige ed Antonio Vitali, entrambi impiegati comunali,  nato il 5 febbraio 1956 a Bellano, sulla sponda orientale (quella "lecchese") del lago di Como, primo di sei fratelli. La madre Edvige muore quando Vitali ha diciassette anni ed il padre  aiutato nella cura dei figli dalle tre sorelle. Dopo aver frequentato quello che lui stesso definisce il severissimo liceo Manzoni di Lecco, rinuncia alle sue inclinazioni verso il giornalismo e, per soddisfare le aspirazioni paterne, si laurea in Medicina all'Universit Statale di Milano nel 1982. Sposato con Manuela, da cui ha avuto il figlio Domenico. Vive da sempre nel suo paese natale e, nonostante le dichiarazioni rilasciate nel 2008, dopo venticinque anni di attivit di medico di base, nel 2014 abbandona la professione per dedicarsi alla scrittura.
Nel 2020 riprende l'attivit medica, per sostituire un medico in quarantena a seguito della pandemia di COVID-19.
Ha scritto molto e ha ricevuto numerosissimi premi. I suoi libri sono tradotti in quasi tutto il mondo. 

Un giudizio di Andrea Camilleri.
"Non  tanto la storia, ma come la racconta... usa con bravura estrema le tecniche del romanzo e quelle del giallo."
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SEGUENDO LA STELLA.
Come fu che un tunisino spos una ticinese.
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Hubert Hanke, borgomastro di un piccolo comune montano del Canton Ticino, aveva la bellezza di sei figlie di cui andava orgoglioso: Heidi, Hanna, Helga, Hara, Herbet e Hende. Tutte assieme non avevano pi di sessant'anni e il borgomastro amava dire che gli sarebbe piaciuto raggiungere un totale di cento prima che la pi grande toccasse la maggiore et. A quell'uscita, la moglie rispondeva chiedendo se per caso fosse matto: per quanto la riguardava, aveva chiuso i rubinetti.
Non era un uomo cattivo il borgomastro, solo un po' vanitoso. Gli piaceva pensare di essere l'unico in grado di provvedere al bene pubblico e che nessuno come lui avrebbe potuto reggere meglio le sorti del suo piccolo comune.
C'era, naturalmente, chi la pensava diversamente e che andava elencando sia in pubblico sia in privato i difetti del borgomastro: la vanit, appunto, e soprattutto quando usciva dalla sua casa con il corteo delle figlie al seguito, in fila dalla pi piccola alla pi grande, e con sul viso un'espressione di piena soddisfazione, come se fosse l'unico al mondo a poter vantare figlie cos belle. Queste uscite erano un vero e proprio spettacolo e avvenivano in occasioni speciali: la festa del paese, per esempio, oppure il genetliaco del borgomastro stesso, che veniva salutato presso la casa comunale.
Il periodo che precedeva il Natale era una di queste occasioni.
Gli uomini pi giovani si davano un gran daffare sin dai primi giorni di dicembre per addobbare convenientemente il paese e soprattutto per allestire in piazza un presepe il cui tocco finale era compito del borgomastro e delle sue figlie: a pochi giorni dal 25 dicembre Heidi portava l'asinello, il giorno seguente Hanna il bue, poi Hansel deponeva san Giuseppe, quindi Hara deponeva la Madonna, Herbet portava la culla del bambinello e, da un anno a quella parte, Hende, la sera della Vigilia, deponeva il Nascituro.
Fu proprio la sera della Vigilia di Natale che la piccola Hende stup tutti i presenti chiedendo dove fossero mai i Re Magi. Tocc al borgomastro rompere l'imbarazzato silenzio rispondendo alla figlia che i Tre Re erano ancora in viaggio, lontani, e per quel motivo non si vedevano ancora. Tuttavia la piccola non si accontent della spiegazione.
"Ma arrivano?" chiese.
"Certo", rispose con sicurezza il padre.
Ma era tutt'altro che sicuro della risposta. Mai, prima di allora, nessuno, nemmeno lui, si era preoccupato di pensare ai Re Magi: la Befana piuttosto chiudeva il periodo delle festivit, e c'era sempre stata una specie di gara tra le donne del paese per rivestire i panni della vecchia con la scopa e girare per le stradine del paese portando dolciumi ai bambini.
Non si poteva certo deludere la piccola Hende, confid il borgomastro alla moglie quella stessa sera.
"Il borgomastro sei tu", rispose la donna, tacendo di essere lei colpevole della curiosit di Hanna poich le aveva raccontato pi volte del viaggio dei Tre Re: nel paese del lago di Como dov'era nata, Bellano, infatti, l'arrivo dei Re Magi era una festa quasi simile al Natale.
"Certo", rispose il borgomastro, passando tutta la notte della Vigilia a riflettere sulla questione e alzandosi infine con le idee chiare.
La mattina dopo, bench fosse il giorno di Natale, si rec presso la casa comunale per discutere con i suoi collaboratori pi fidati: l'idea che aveva avuto era semplice, ma bisognava lavorare in fretta e bene per realizzarla. Si trattava di organizzare un vero e proprio corteo che la vigilia dell'Epifania sarebbe entrato in paese, i Re Magi in testa, per rendere omaggio al Salvatore.
"Veri cammelli..." disse il borgomastro.
"S, e dove li andiamo a prendere?" obiett uno.
"Va bene, se non ci saranno cammelli useremo cavalli."
Ma veri cavalli, veri Re Magi..., cio, veri uomini che avrebbero impersonato i Tre Re e il loro necessario corteo di stallieri e servitori.
Qualcuno si doveva assumere il compito di pensare all'organizzazione di quella novit.
"C' un volontario?" chiese il borgomastro.
Una mano si alz. Era quella del fedelissimo Hutrich, l'uomo pi onesto ma purtroppo pi pauroso del mondo, tanto che di lui si diceva che avesse paura anche della propria ombra.
Quando il tunisino Yassine si alz, cedendo l'ultimo calore che la sabbia del deserto gli aveva fornito al freddo della notte, la luna splendeva in un firmamento popolato da stelle che il giovanotto conosceva una per una, non avendo altra occupazione che rimirarle nel buio. Quella notte per ebbe l'impressione di essersi addormentato e di aver sognato una stella mai vista prima.
Quando, il giorno seguente, rientr a Bj, la citt dove abitava, prima ancora che suo padre attaccasse la solita solfa sulla vita che conduceva, senza progetti se non quello di scrutare il firmamento, abusando della sua pazienza e della sua ricchezza, il giovanotto raccont dell'impressione avuta poche ore prima. Allora il genitore rinunci ai rimproveri. Offr al figlio un bicchiere di t, gli chiese di sedere. Poi gli disse che ci che aveva visto o creduto di vedere altro non era che un segno.
Yassine sorrise.
"Un segno?" chiese sorridendo.
Suo padre era pronto ad affrontare lo scetticismo del figlio. La ricchezza non lo aveva inaridito.
Se mai ne aveva acuito la sensibilit verso tutto ci che il denaro non poteva comperare e aveva timore e rispetto per i segnali che dal profondo del cielo raggiungevano uomini e donne ancora in grado di percepirli.
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Quella luce siderale era un segno, aveva quindi un significato.
"Sarai tu a chiarirmelo, padre?" chiese Yassine.
L'uomo scosse la testa. Non competeva a lui, rispose, non ne aveva la capacit. L'oniromante ne avrebbe chiarito il significato, trasformando in parole quella luce siderale.
Yassine non pot trattenere un nuovo sorriso.
L'oniromante...
Un vecchio ormai, un uomo d'altri tempi. Per molti qualcosa come un fenomeno da baraccone.
Vero che fosse ormai un vecchio, condivise il padre di Yassine, ma tutt'altro che fuori dal tempo.
Se mai non pi considerato, come se la sua capacit di predire il destino di un uomo fosse svanita nel nulla.
"Il destino un uomo se lo fabbrica con le proprie mani", ribatt Yassine.
Il padre trattenne a stento un sorriso e un rimprovero: davanti a s aveva un buon esempio di quanto quell'affermazione fosse vana. Prefer tuttavia lasciar correre, inutile discutere ancora con quel figlio che non c'era mai stato verso di avviare verso un qualunque mestiere. Avrebbe consultato da s l'oniromante, decise, mentre Yassine usciva da casa per andare chiss dove.
Il fedelissimo Hutrich non solo aveva paura della propria ombra ma anche di non riuscire a portare a termine i compiti che la vita gli imponeva.
Aveva paura della paura di non riuscire. Per questo si sottoponeva volontariamente a continui esami per dimostrare a s stesso che poteva superare le sue paure. La situazione era abbastanza complessa.
In ogni caso accettare l'invito del borgomastro fu una di quelle sfide.
Se ne pent quasi subito, appena uscito dalla casa comunale, assediato naturalmente dalla paura di aver fatto il passo pi lungo della gamba, deludendo cos il suo grande amico borgomastro e la pi piccola delle sue belle figlie. Per questo motivo part immediatamente alla carica, nonostante fosse il giorno di Natale e a casa lo aspettasse un ricco banchetto. La prima cosa che doveva fare era assicurarsi i tre cavalli coi quali i Tre Re avrebbero sfilato per le viuzze del paese. Uno l'aveva gi, essendone lui il padrone. Il secondo ritenne di poterselo procurare facilmente: bastava chiederlo all'oste Heberard che lo usava per trasportare merci di ogni tipo dal fondovalle e lo noleggiava a chi ne avesse bisogno.
Il terzo, per, si presentava difficile da ottenere essendo propriet di Hugo Heil, nemico giurato del borgomastro. Altri cavalli, purtroppo, non ce n'erano in paese, a meno di voler utilizzare in sostituzione uno dei tanti somari che invece abbondavano, cosa che per il fedelissimo Hutrich si rifiut anche solo di prendere in considerazione.
Non aveva alternative, se voleva tener fede alla parola data, quindi, consumato un pasto veloce che ai familiari fece nascere pi di un dubbio circa la sua salute, part alla volta della casa di Hugo Heil, tremando, ovviamente, di paura. Talmente tanta paura che sulle prime, dopo aver spiegato ben bene al proprietario del terzo cavallo il perch e il percome della sua richiesta, fece fatica a comprendere il senso della risposta di quello.
Nonostante fosse vecchio, l'oniromante aveva senso della realt e ironia. Sorrideva di s stesso, diceva che ormai, vista la piega che il mondo aveva preso, era diventato come un gambero: anzich predire i destini indovinava i segni che li avevano preceduti scrutando le azioni degli uomini.
Suo figlio, disse al padre di Yassine, non faceva eccezione, era un uomo sviato che si affidava troppo a ci che vedeva e toccava tralasciando ogni altra cosa.
"Tuttavia un destino si compie comunque", afferm l'oniromante.
Quindi, dopo aver ascoltato ci che il padre di Yassine aveva da dire, chiuse gli occhi e svel ci che la vita riservava per il giovane.
A quella rivelazione il padre di Yassine fece seguire un lungo silenzio. Non si aspettava quelle parole, ne rest turbato.
"Pu un uomo ribellarsi al destino che gli  stato assegnato?" chiese poi.
"No", rispose l'oniromante.
"Ne siete certo?"
"Voi ne dubitate", afferm l'oniromante.
Il padre di Yassine arross.
"Gran cosa il dubbio", lo consol il vecchio.
Tuttavia, prosegu, un destino si compiva in un modo o nell'altro. Tutto ci che poteva fare era solo ritardarlo.
"E questo a suo rischio, solo per scoprire di aver perduto tempo nel combattere una guerra inutile."
L'uomo allora prese atto delle parole dell'oniromante e una volta rientrato a casa ne mise immediatamente al corrente la moglie. Lo fece affinch il suo cuore di madre si preparasse convenientemente a ci che attendeva.
Il fedelissimo Hutrich non riusc a credere alle parole che Hugo Heil us per rispondere alla sua richiesta. Aveva parlato tenendo gli occhi bassi, temendo che, da un momento all'altro, soprattutto quando aveva dovuto nominare il borgomastro, il padrone di casa lo cacciasse in malo modo. Invece aveva potuto spiegarsi senza essere interrotto. Le uniche pause erano state le sue, quando si era fermato per riflettere circa l'espressione migliore da usare onde convincere Hugo Heil ad accettare la sua richiesta per il bene di tutto il paese.
E alla fine, quando quello rispose: "Ben volentieri", il pavido Hutrich rest di stucco, quasi incredulo.
"Volete dire che accettate e ci presterete il cavallo?" chiese.
" quello che ho appena affermato", ribad il padrone di casa.
Cattive voci, disse poi, correvano su di lui. Voci che lo volevano un essere perfido, perverso, pronto a tutto pur di fare uno sgambetto al borgomastro. In tutta sincerit, prosegu, non poteva smentire il fatto di non essere quasi mai d'accordo con le sue decisioni, anzi, riteneva di poter fare meglio di lui. Ma mai, mai e poi mai, l'avrebbe combattuto agendo nell'ombra oppure ricorrendo a mezzucci come quello di negare l'uso del suo cavallo per inscenare un corteo che non solo avrebbe fatto felice la piccola Hanna, ma avrebbe portato allegria nell'intero paese e permesso a tutti di chiudere degnamente il periodo delle festivit.
Il povero Hutrich usc dalla casa di Hugo Heil in uno stato di completa confusione. Non furono certo i due bicchierini di liquore al ginepro che aveva bevuto a sigillo dell'accordo a confondergli le idee: piuttosto la facilit con cui aveva concluso senza colpo ferire o piuttosto subire, quando invece s'era preparato a una dura lotta.
Era il caso di riflettere, decise, e proprio quello era il giorno ideale, su quanto fosse facile giudicare male le persone quando ci si affida alle chiacchiere altrui, rinunciando alla conoscenza personale. Quando rientr in casa, alle prime ombre della sera, lo aspettava una cena sfarzosa e un'allegria di cui fu il principale responsabile.
Yassine rise quella sera ascoltando le parole di suo padre quando rifer ci che aveva appreso dall'oniromante. Disse che gli sembrava un'enorme sciocchezza credere che un sasso vagabondo vivente di luce riflessa potesse determinare il destino di un uomo.
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Quando tacque, sua madre non disse una parola, nemmeno le sue sorelle osarono aprir bocca, poich sapevano che sarebbe toccato al genitore rispondere e conoscevano ci che sarebbe uscito dalle labbra del padrone di casa.
L'uomo parl guardando il figlio negli occhi: durante la notte aveva pesato le parole dell'oniromante, aveva soppesato la vita del figlio. Nel buio della sua camera, accanto alla moglie insonne come lui, aveva detto che una stella guidava la vita del figlio. Quella stella viaggiava i sentieri siderali, le vie sconosciute agli occhi degli uomini, aveva il nome, ancora ignoto, che solo Yassine avrebbe potuto scoprire quando l'avesse ritrovata: dove e come, nemmeno l'oniromante poteva dirlo.
Quindi parl, e disse a Yassine che ormai aveva la sua strada e doveva seguirla e che da quel momento non aveva pi casa n tetto n famiglia n amici n altri rifugi dove combattere l'inutile guerra contro il destino. Altrove avrebbe trovato tutto ci che adesso perdeva per sempre.
L'alba del giorno seguente si annunci con un insolito concerto di cani che accompagn i primi passi di Yassine fuori dalla citt.
Per un paio di giorni Hutrich ripos sugli allori di quella vittoria riportata senza combattere. Poi orgogliosamente inform il borgomastro di aver reperito i cavalli indispensabili per il corteo. Quello, complimentandosi, rispose di non dubitare che anche tutto il resto sarebbe filato liscio.
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Perch, d'accordo che tre cavalli erano indispensabili, ma senza Re Magi, figuranti e moretti, il corteo sarebbe stato ben poca cosa.
Gi, gi, rispose il fedelissimo Hutrich. Rendendosi subito conto che non aveva la minima idea di come potesse comporsi il corteo che accompagnava i Tre Re nella loro marcia verso la capanna del Redentore.
"Bah", fece il borgomastro, "se  solo per questo non vi resta che discuterne con mia moglie. Lei sa tutto sui Re Magi."
Lo sapeva, no?, che veniva da un paese dove in onore dei Tre Re avevano fatto sempre una gran festa. E sarebbe stata ben felice di mettere a disposizione dell'affaccendato Hutrich tutta la sua conoscenza in materia.
Che, per essere profonda, lo era sin troppo. Sta di fatto che la signora Borgomastra era cresciuta, come si dice, a pane e Re Magi e, messasi a disposizione del fedelissimo Hutrich gli tenne una vera e propria conferenza al termine della quale l'uomo si ritrov in grandissimo imbarazzo.
Per un corteo come quello che la signora Borgomastra aveva descritto, ci sarebbero voluti tutti gli abitanti del paese e nemmeno sarebbero stati sufficienti.
Impossibile!
Bisognava ridurre, disse sommessamente Hutrich, e anche sensibilmente, altrimenti non ci sarebbe stato alcun spettatore al corteo.
La signora Borgomastra ammise di essersi lasciata prendere un po' la mano dall'entusiasmo e, limando di qua e togliendo di l, consegn all'apprensivo Hutrich un elenco di personaggi ridotto ai minimi termini, al di sotto dei quali, afferm, non si poteva proprio andare.
"Mi raccomando", disse poi, "che almeno questi pochi rispettino fedelmente la tradizione e i ruoli che andranno a impersonare."
Hutrich rispose che la signora Borgomastra non doveva preoccuparsi, per quanto riguardava i costumi una squadra di donne agli ordini della sarta Hirina stava lavorando alacremente.
"D'accordo", ribatt la signora Borgomastra.
Costumi a parte, per, qualcuno avrebbe dovuto occuparsi anche del trucco.
"Il trucco?" allib il candido Hutrich.
"Dico", lo rampogn bonariamente la signora Borgomastra, "avete forse mai visto dei moretti bianchi come la neve, oppure Baldassarre..."
"Baldassarre?" interloqu Hutrich.
"Baldassarre, certo. Il Re Magio moro. L'avete mai visto smorto come una patata lessa?"
Lo sbadatissimo Hutrich non ci aveva pensato.
"E come si fa adesso?" chiese con la paura di aver combinato un grosso guaio che gi gli attanagliava la gola.
La signora Borgomastra sorrise come se avesse di fronte un bambino.
"Avete mai sentito parlare del nerofumo?"
Fu sufficiente quella prima giornata a Yassine per comprendere di essere veramente solo al mondo, le parole di suo padre non erano state vane. Sino ad allora aveva vissuto grazie alla sua generosit, ora doveva badare a s stesso: aveva davanti a s un destino da scoprire, una vita da costruire. Per quel primo giorno non combin nulla. Si ritrov a sera senza sapere cosa fare n dove andare. L'abitudine di avere sempre avuto una casa cui fare ritorno, una tavola imbandita cui sedere, lo colse sotto un cielo che si illuminava di stelle e fu verso quello che rivolse lo sguardo, sorridendo di s e del presagio che l'aveva portato in quella condizione, sebbene stentasse a credere. Si distrasse subito, percependo nell'aria una musica che non giungeva da troppo distante. Era un sensuale richiamo che cantava la solitudine dei deserti, ben nota a Yassine. Si avvicin alla sorgente di quel canto e si trov davanti a uomini, giovani come lui, seduti in cerchio attorno a un fuoco. Il suo arrivo non li stup. Gli fecero posto. Yassine chiese loro cosa facessero l. Risposero che attendevano l'alba, dopodich avrebbero viaggiato sul mare.
Yassine chiese perch volevano abbandonare il paese in cui erano nati.
Uno rispose che era il destino a spingerli a quel passo.
Allora Yassine chiese se per caso un oniromante avesse rivelato loro quella strada, e attese in silenzio pensando che avrebbe avuto risate in risposta.
Niente, invece.
Come se, ponendo quella domanda, avesse colto nel segno, ma, per pudore o forse per vergogna degli altri, nessuno volesse ammettere che era stato proprio cos.
Era l per unirsi a loro? Gli chiese bruscamente uno che aveva l'aria di essere il capo, rompendo quel silenzio surreale. Perch se voleva seguirli avrebbe dovuto pagare.
Quanto? Chiese Yassine.
Fai vedere, lo stratton quello.
Yassine tir fuori tutto ci che suo padre gli aveva lasciato.
L'uomo guard con avidit i soldi nelle mani di Yassine. Disse che avrebbe chiuso un occhio e se li sarebbe fatti bastare, senza dirgli che era molto di pi di quanto aveva preteso dagli altri, e se ne impadron.
Yassine si sent improvvisamente slegato da tutto il suo passato, trascinato dal destino a unirsi a quegli sconosciuti nella traversata di quel mare di cui aveva solo un'idea romantica.
Fu solo qualche sera dopo l'incontro con l'indaffarato Hutrich che la signora Borgomastra si decise a confessare al marito di non aver detto tutto al suo collaboratore circa il corteo dei Re Magi.
Il borgomastro si inquiet.
Cosa mai l'aveva spinta a fare una cosa del genere? Perch aveva voluto mettere in difficolt un poveraccio che non aveva certo bisogno di aggiungere nuove ansie a quelle di cui gi pativa?
La signora Borgomastra quiet subito l'uomo.
Non aveva omesso niente che potesse danneggiare la buona riuscita del corteo. Aveva tenuto per s una piccola cosa che al momento opportuno avrebbe rivelato, dando all'ingresso dei Re Magi il tocco finale.
"O bella, e si potrebbe sapere cos'?" chiese il borgomastro.
"Mio caro marito", ribatt la moglie, "se te lo dico prometti che non lo rivelerai ad anima viva?"
"Parola di borgomastro", rispose l'uomo.
E allora la signora Borgomastra, ricordando come spesso suo marito prometteva la stessa cosa a questo e a quello giusto per mantenere il quieto vivere, prefer tacere, col che si guadagn, senza peraltro patirne, un paio di giorni durante i quali il marito le tenne il muso.
I racconti di coloro che l'avevano navigato avevano costruito l'immagine che Yassine aveva del mare. Le volte in cui ci si era bagnato gli era sembrato di offenderne la maest. Quel primo giorno di traversata, il mare gli apparve al tramonto, colore del vino, come se durante tutto il tempo avesse tenuto gli occhi chiusi. La notte cal sul barcone come nei racconti uditi da bambino, quando anche suo padre, trasportando le merci che vendeva, aveva navigato su quelle acque. Fu un momento di struggente malinconia, mentre il cielo si andava riempiendo di stelle, alle quali Yassine sussurrava il nome, mentre con il pensiero andava alle comodit che aveva abbandonato.
Anzi, che una di quelle stelle, se mai c'era o c'era stata, l'aveva costretto ad abbandonare contro ogni suo convincimento!
...
Dentro di s senti nascere una rabbia sorda per come aveva accettato l'assurdit delle parole e dell'oniromante, per il silenzio della madre e delle sorelle che non si erano minimamente ribellate alla decisione paterna, per l'idiozia di quel viaggio verso il niente.
Stupido che era stato!
Non aveva altra speranza adesso che attendere la ricomparsa di quell'immaginaria luce.
E poi?
Gli avrebbe parlato?
Gli avrebbe scritto dei messaggi?
Avrebbe messo dei cartelli per indicargli la strada da seguire?
Bisognava essere dei veri idioti per credere che una stupida stella portasse con s il senso della vita di un uomo, pens Yassine mentre intorno a lui i suoi compagni di viaggio si stavano unendo in un mormorio comune.
La ragione di quell'animazione fu subito chiara a Yassine: una luce.
Una luce che si avvicinava.
Ma non di stella.
Una luce fredda, violenta, manovrata da un'invisibile mano umana. Yassine segu silenziosamente l'esempio dei suoi compagni di viaggio che, uno dopo l'altro, abbandonarono il barcone per salire su quella nave la cui luce esplorava ancora il mare.
"E adesso?" chiese a uno dei tanti.
Gli rispose, chiamandolo fratello.
"Adesso  appena cominciata una nuova vita."
Adesso era come essere appena nati. Adesso li aspettava un mondo nuovo. Adesso li aspettavano le fatiche con le quali avrebbero potuto conquistare tutto ci che un uomo desidera avere.
Tutto ci che si era lasciato alle spalle, fu il pensiero di Yassine.
Strano a dirsi ma, a mano a mano si avvicinava la vigilia dell'Epifania, a mostrare preoccupazione per gli esiti del corteo era il borgomastro piuttosto che il fedelissimo Hutrich. Va detto che quest'ultimo, anche se avesse voluto, aveva ben poco tempo a disposizione per dedicarsi alle sue ansie. Giorno dopo giorno s'era sentito sempre pi investito del ruolo di responsabile unico del corteo e non faceva altro che ripassare la disposizione dei figuranti, il percorso che avrebbero disegnato per le viuzze del paese, i luoghi dove avrebbero sostato per intonare un canto. Senn passava di casa in casa a trovare coloro che avrebbero impersonato Re Magi e compagnia bella, controllando che stessero bene in salute e non corressero rischi di ammalarsi a ridosso dell'evento. Oppure, ancora, visitava le donne che erano impegnate nella preparazione dei costumi, sopportando le contumelie di queste che non volevano tra i piedi nessuno che ne intralciasse il lavoro, men che meno un uomo che di sartoria non capiva un accidente.
L'unica persona che non osava importunare inutilmente era la signora Borgomastra, che s'era assunta l'incarico di truccare gli attori del corteo.
Solo di tanto in tanto l'andava a trovare, previo permesso, per sottoporle qualche piccolo problema e fare con lei il punto della situazione onde ottenerne l'approvazione.
Un'ultima visita il pavido Hutrich la dedicava al nemico giurato del borgomastro. Un giorno s e l'altro pure, infatti, temeva che dietro le parole di quello si celasse l'inganno pi atroce e che sul pi bello, per il gusto di rovinare la festa, potesse negare l'uso del cavallo.
Al contrario, Hugo Heil non si sment. Con rara pazienza, presa chiss dove poich ne aveva davvero poca, non fece altro che ribadire al tremante Hutrich la fedelt alla parola data. Per quella volta, disse e ridisse, metteva da parte ogni tipo di ostilit e si univa al borgomastro e ai suoi collaboratori per il bene di tutta la comunit.
Il suono di quelle parole riusciva a calmare le ansie del fedelissimo Hutrich per qualche tempo, non pi di qualche ora. Poi i pensieri cattivi ritornavano a turbare il suo sonno, e non solo quello.
Il nuovo mondo sul quale Yassine pose piede era freddo. I suoi compagni di viaggio lo sapevano e non se ne stupirono. Piuttosto gli chiesero che idea si fosse fatto prima di partire, cosa gli avessero raccontato, se fosse stato sempre cos ingenuo di credere alle bugie di coloro che li avevano trasportati fin l saccheggiando i loro risparmi.
Il giovanotto, colpito da quelle parole di cui non coglieva in pieno il significato, avvert un impeto d'orgoglio. Guard i compagni che aveva intorno e disse loro chi era, da dove veniva, la famiglia cui apparteneva.
Gli risposero che se quello che aveva appena affermato altro non era che una fantasia ciascuno di loro poteva inventarsi una storia analoga, una bella bugia con la quale riscaldare il freddo che regnava nell'aria di quei luoghi e lenire le incertezze di un futuro appena cominciato. Ma se, invece, era tutto vero, allora, senza discussione, tutti loro potevano affermare di non aver mai incontrato un folle pi folle di lui, talmente folle da meritare la morte per aver voltato le spalle a ci che aveva abbandonato.
Yassine avvert un'ondata di rabbia salire verso di lui. Ne ebbe paura poich si rese conto che in qualche modo aveva offeso la dignit dei suoi compagni di viaggio.
"A meno di non avere un motivo che in maniera inoppugnabile giustifichi ci che hai fatto", si lev una voce.
Altre voci, ormai buie nel buio, sussurrarono che forse Yassine fuggiva da una delitto o da un inganno che in patria gli sarebbe costato la vita.
"Non fuggo da niente", disse allora Yassine.
"E allora?" chiese uno.
"Vado verso un destino, il mio, che una stella nel deserto mi ha indicato."
Tutti tacquero, come confessassero cos a Yassine che anche loro, come lui, avevano avuto un segno oppure un sogno che aveva stabilito la direzione della vita.
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"Signor borgomastro", esord la moglie del fedelissimo Hutrich.
La voce della donna rimbomb nell'ufficio della casa comunale e fece sussultare il borgomastro.
"Cosa c'?" chiese.
Voleva sperare, aggiunse, che non fosse l per dirgli che il suo preziosissimo marito s'era ammalato e adesso, a due giorni dal corteo dei Re Magi non poteva portare a conclusione il suo compito?
"No", rispose la donna.
"Meno male", fece il borgomastro.
"Ma si ammaler se va avanti cos."
Non mangiava, non beveva, non dormiva, non parlava, non stava mai in casa, sempre in giro a controllare questo e quello affinch il corteo dei Tre Re riuscisse spettacolare.
E un Hutrich ammalato non sarebbe servito a nessuno, n a lei n al borgomastro.
"Non si potrebbe sollevarlo dall'incarico?" chiese la donna.
"Sollevarlo, dite?" fece il borgomastro.
O, certo!
Certo, lo si poteva sollevare, mettere un altro al posto suo.
"Ma, le conseguenze?" chiese il borgomastro.
Togliere adesso l'incarico al fedelissimo Hutrich a poche ore dalla fatidica sera, avrebbe assunto ai suoi occhi il significato di una sconfitta senza pre4-cedenti. Inoltre, qualcun altro avrebbe goduto immeritatamente i frutti del suo intenso lavoro. E infine, con quale scusa licenziarlo visto che sino a quel momento aveva operato con una dedizione che definire assoluta era davvero poco?
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"Mia cara signora", concluse il borgomastro, "credo di non poterla proprio accontentare."
"E se invece fosse lui a dimettersi?" non moll la donna.
"Perch mai dovrebbe farlo?" ribatt il borgomastro.
Perch, riflett la moglie di Hutrich senza per dirlo, lei, con la sua autorit, l'avrebbe obbligato a farlo.
Furono sufficienti due giorni in quella terra straniera. Nell'arco di quel tempo i compagni di viaggio di Yassine furono certi che non aveva mentito quando aveva raccontato loro chi fosse e da dove venisse: infatti non sapeva fare niente, non era rotto ad alcuna fatica, non aveva la minima idea di come la gente normale si guadagnasse da vivere.
"La fortuna che avevi in patria qui  diventata una maledizione fratello", gli disse uno del gruppo.
Una maledizione tanto pi pesante e feroce quando i suoi compagni, pur a malincuore, decisero di allontanare Yassine dal loro gruppo. Non solo infatti era incapace, si stancava presto, mal sopportava i disagi di quella vita raminga. Quando i padroni da cui andavano cercando lavoro cominciarono a passarsi la voce che nel gruppo si celava un vero lavativo, si rifiutarono di ascoltare anche solo le loro richieste. Fu giocoforza per tutti affrontare il problema della presenza di Yassine e decidere che avrebbe dovuto allontanarsi.
"Forse non  questo il paese per te", gli dissero.
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"Quale allora?" chiese Yassine.
Non ebbe risposta. Nessuno lo sapeva. Non gli restava che mettersi in cammino, cercare, sperando che nel suo destino fosse scritto che infine l'avrebbe trovato.
O bestia, ma dove era andato a trovarlo suo marito tutto il coraggio per resistere a una sua richiesta, quasi un ordine?
Questo si andava chiedendo la moglie del pavido Hutrich dopo che lui, alla proposta di abbandonare l'organizzazione del corteo dei Re Magi, le aveva risposto con una serie infinita di no.
Lei non s'era mica smontata, sapeva che suo marito era un po' come un bambino quando non voleva fare il bagnetto: prima o poi avrebbe ceduto.
Ma il fedelissimo Hutrich aveva dimostrato una determinazione tale da far pensare alla donna che qualcuno avesse dato al marito una medicina o un intruglio che fosse capace di far aumentare il coraggio.
Visto che con le buone non c'era stato niente da fare, era passata alle maniere forti.
Non si pensi che avesse preso mattarelli o battipanni per ricondurre all'ovile il marito. Piuttosto, aveva cercato di agire sulla caratteriale insicurezza dell'uomo, agitandogli sotto il naso lo spettro del fallimento.
"Vedrai che succeder qualcosa e il tuo corteo sar un clamoroso buco nel ghiaccio", aveva predetto.
...
A quell'uscita il fragilissimo Hutrich era dapprima sbiancato, arrivando addirittura a sentire le risate del pubblico e i rimproveri del borgomastro.
Poi per, con un'impennata di orgoglio, aveva risposto: "Vedremo!".
E, poich ormai l'evento era alle porte, era uscito di casa con il preciso intento di farvi ritorno solo a corteo concluso per poter celebrare la sua vittoria innanzitutto sotto il naso dell'incredula moglie.
Yassine aveva camminato maledicendo a tratti la comodit della sua vita precedente grazie alla quale non aveva imparato alcun lavoro e malediceva anche le notti trascorse nel deserto a contemplare il firmamento. A guardar bene le cose sentiva di non avere tutti i torti: se avesse dormito nel suo letto come tutti gli esseri normali non gli sarebbe accaduto di vedere quel segno o di fare quel sogno che aveva indirizzato la sua vita. E sorrideva amaramente di s, perch adesso, nella condizione in cui si trovava, non gli restava altro da fare se non sperare che le parole dell'oniromante avessero un senso di verit e non fossero invece, come aveva sempre creduto, il vaniloquio di un vecchio fuori dal tempo.
Camminava e pensava. Accettava con infinita vergogna le elemosine che il suo aspetto otteneva a volte senza che nemmeno le chiedesse. Dormiva l dove capitava, sognando il calore della sabbia.
Gli era cresciuta anche una barba che aveva la lunghezza del tempo trascorso da quando aveva abbandonato il suo paese.
Camminando cos, senza meta, spesso tralasciando le strade principali, attraversando boschi o pianure affinch non venisse preso per un malvivente, una mattina si trov in un fondovalle, comprendendo di aver passato un confine senza essersene reso conto.
Una bandiera rossa con una croce bianca in centro sventolava sopra il tetto della casa pi alta del paese.
Yassine aveva freddo, necessitava di qualcosa per scacciare l'umidit dalle ossa, anche solo un bicchiere di acqua calda.
Si avvicin a un piccolo bar la cui vetrina era festosamente illuminata.
Entr sotto gli sguardi curiosi dei pochi avventori presenti.
Il soddisfattissimo Hutrich si stava fregando le mani.
Aveva freddo, d'accordo, ma il motivo era un altro. Dopo l'ennesimo giro di ispezione aveva verificato che tutto era perfetto. Perfino l'enigmatico Hugo Heil gli aveva assicurato che, prima di consegnare il cavallo, l'avrebbe strigliato a dovere. Con il permesso del borgomastro si era sistemato presso la casa comunale, da dove sarebbe partito il favoloso corteo, punto di riferimento per tutti coloro che avessero avuto bisogno all'ultimo momento.
E all'ultimo momento, con un viso da fare spavento che immediatamente precipit nella disperazione l'agitatissimo Hutrich, si present nientedimeno che la signora Borgomastra.
Hutrich balbett, incapace di contenere tutte le paure di cui aveva sempre sofferto, alleate una all'altra in quell'istante.
Avrebbe dato la vista pur di non sentire quello che la Borgomastra disse con voce glaciale.
Il corteo non si poteva fare.
Non c'era niente da fare l in valle, disse a Yassine il proprietario del bar dopo avergli allungato una bevanda calda, una specie di t che non somigliava nemmeno da lontano a quelli che il giovane aveva bevuto sin da bambino.
In valle no, ma in qualche paese su in montagna, qualcosa avrebbe sempre trovato.
A parlare era stato uno dei tre uomini che, seduti a un tavolino del caff con lo sguardo perso chiss dove, sino a quel momento non avevano aperto bocca.
Il proprietario del bar gli rivolse uno sguardo interrogativo.
Ma cosa stava dicendo?
Scappavano quasi tutti dalla montagna, anche dal fondovalle, andavano a cercarsi di che campare altrove, e lui se ne veniva fuori con quella baggianata?
Quello che aveva parlato gli schiacci l'occhio.
Lo voleva forse assumere lui quel miserabile?
Dargli un tetto e una tavola cui sedere?
Oppure preferiva vederselo capitare nel locale tutti i giorni a elemosinare qualcosa da mangiare o soldi o vestiti?
E allora che lo lasciasse fare, non si mettesse di mezzo.
Il proprietario del caff croll le spalle. Quella, quella come i tre seduti al tavolino, era la sua clientela, sempre pi magra, sempre meno numerosa.
Gli conveniva tenersela cara se non voleva fare come tanti altri, chiudere la baracca e andare da un'altra parte.
Ascolt quindi l'uomo che si divertiva a dare a Yassine informazioni tanto precise quanto bugiarde. Poi guard il giovanotto uscire dal suo locale per dirigersi verso il paese dove un corteo di Re Magi lungamente atteso correva il rischio di non partire mai.
L'uomo destinato a impersonare Baldassarre, il Re Magio moro, si era rifiutato di farsi annerire il viso col nerofumo. Aveva dichiarato di essere allergico.
"Bugie!" aveva risposto la Borgomastra.
Sapeva benissimo, e da tempo, che quello gli sarebbe toccato. Se fosse stato veramente allergico avrebbe avuto tutto il comodo di dirlo prima, dando loro la maniera di cercare un altro soggetto.
Quindi, aveva concluso la Borgomastra, bando alle storie, che si sottomettesse all'obbligatorio annerimento di mani e viso.
Ma quello aveva ribadito il suo no.
La Borgomastra allora l'aveva strapazzato, prendendolo addirittura per il collo. L'aveva cacciato.
"Infame!"
E aveva immediatamente dato disposizioni affinch venisse reperito un sostituto.
L'unico risultato era stato che nessuno aveva accettato di farsi annerire mani e viso col nerofumo.
Nessuno, perch chi avesse accettato si sarebbe esposto al rischio di una punizione tremenda, studiata caso per caso.
La Borgomastra, all'ultimo che si era rifiutato di accettare il ruolo di Baldassarre, quando ormai cominciava a farsi buio, aveva chiesto chi mai fosse cos potente da tenere in scacco l'intero paese.
Fu quell'ultimo, uno sciocco in verit, a svelare l'arcano. Quando rispose che non poteva dire alcunch poich altrimenti avrebbe perduto il lavoro e avrebbe dovuto lasciare il paese, fu chiaro, visto che era un suo dipendente, che dietro quella malvagia manovra non si celava altri che il perfido Hugo Heil.
Astutamente, infatti, quello aveva fatto circolare la voce che nessun uomo del paese, pena la sua vendetta che sarebbe arrivata quando uno meno se la sarebbe aspettata, avrebbe dovuto mascherarsi da nero rinunciando ridicolmente al biancore della propria pelle.
A quel punto la Borgomastra si era rifiutata di proseguire nella sua opera.
Un corteo di Re Magi senza il moro non aveva senso. Di pi, era una presa in giro, un sacrilegio, un insulto che l'alto dei cieli non avrebbe passato in cavalleria!
Stando cos le cose, il corteo non si poteva fare a meno di passeggiare sopra il suo cadavere!
E alla notizia il fragilissimo Hutrich svenne.
Pure il borgomastro si era sentito al limite dello svenimento quando la moglie gli aveva comunicato che non se ne poteva fare niente. Con un paio di bicchierini s'era ridato un certo tono, con un terzo aveva cominciato a sperare che in qualche modo la faccenda si aggiustasse e con il quarto in mano s'era messo alla finestra aspettando con ansia il ritorno della Borgomastra. Fu mentre centellinava il liquore che ebbe l'impressione di vedere il buio che si muoveva.
Che avesse esagerato col liquore?
In ogni caso butt gi d'un fiato quello che residuava nel bicchiere senza staccare gli occhi dalla finestra, e quando infine gli parve di capire un largo sorriso gli illumin il volto. Quindi, per la soddisfazione di aver sposato una donna cos determinata, se ne bevve un quinto.
Accalorato dalla gioia e dall'alcol, usc sulla porta di casa.
"Venite", disse, "non rischiate di ammalarvi proprio adesso. Mia moglie  con voi?"
Yassine, dopo aver camminato tutto il giorno, era appena sbucato nel paese, davanti alla casa del borgomastro. Ormai qualche parola di quella lingua straniera aveva imparato a intenderla e anche a pronunciarla.
La moglie di quell'uomo? Chi era?
"Va bene", tagli corto il borgomastro, "arriver. Intanto voi entrate, l'aspetteremo qui."
Dopodich tento di offrire a Yassine un bicchierino di liquore. Il giovane rifiut. Ma, visto che ormai il borgomastro ne aveva riempiti due per far compagnia all'ospite, ingoll il suo con un sorso e si predispose a eliminare anche l'altro. Cos che quando la Borgomastra rientr in casa, il borgomastro era decisamente su di giri.
Al vederla le vol incontro.
"Meravigliosa creatura!" esplose.
La Borgomastra aveva un diavolo per capello.
"Ma cosa dici?" chiese con un tono di voce rugginoso.
"Sapevo che ce l'avresti fatta", gongol il borgomastro.
La Borgomastra lo allontan con una spinta.
"Abbiamo bevuto, eh?" disse, annusando il pesante alito che usciva dalle fauci del marito.
"Qualcosina", afferm questi, "e solo per festeggiare la donna pi tenace del mondo."
La Borgomastra si port le mani ai fianchi.
"Se non chiedo troppo", soffi, "ti spiacerebbe farmi capire cosa c' da festeggiare?"
In quel momento Yassine, tornando dal bagno dove s'era dato una ripulita, fece capolino nella stanza.
"E quello chi ?" chiese la Borgomastra.
Sicuro di ci che diceva: "Ma  Baldassarre, cara", rispose il borgomastro.
Tempo da perdere non ce n'era. La Borgomastra prese in mano la regia. Sped il marito a vivificare il desolatissimo Hutrich: il corteo si faceva, eccome!
"Poi", gli disse, "mi spiegherai cosa diavolo  successo."
"E prenditi un poco di aria", gli grid dietro.
Un borgomastro mezzo sbronzo non era certo un bel vedere.
L'uomo part discretamente incerto sulle gambe e con in testa un dubbio che gli sfuggiva.
C'era quella cosa... quella cosa che giorni prima sua moglie gli aveva detto, quel particolare che sarebbe stato il tocco finale per il corteo dei Re Magi...
S'era dimenticato di chiedere cosa fosse e ormai era tardi. Di ritornare sui suoi passi, disobbedire cos palesemente a un ordine della moglie, non se la sentiva.
Hutrich, il moribondo Hutrich, apprese la notizia con un sorriso infantile.
"Ma  un miracolo", esclam.
Se fosse o no un miracolo, il borgomastro non lo sapeva. Sapeva che non era il momento di perdere tempo, le spiegazioni sarebbero arrivate dopo, dopo il corteo, quando tutti loro avrebbero potuto ragionare serenamente su quello che era successo.
Adesso, con l'arrivo della Borgomastra che accompagnava Yassine debitamente vestito da Baldassarre, era il momento di godere la festa insieme con tutti gli abitanti del paese.
"Snebbiato un po'?" chiese la Borgomastra al marito.
Il corteo era pronto a partire. Fuori si sentiva il rumore di una piccola folla entusiasta e in trepidante attesa di assistere alla novit.
"Abbastanza", rispose il borgomastro.
Al punto che, aggiunse, non vedeva l'ora di vedere quale meraviglia per rendere perfetto il corteo lei gli aveva tenuto nascosta.
"Non mi pare di notare niente di cui non sia gi al corrente", concluse il borgomastro.
"Bestia di un uomo!" replic la Borgomastra.
"Pretendi di governare le sorti di questo paese e ignori la storia pi antica del mondo."
"Come sarebbe a dire?"
"Secondo te i Tre Re sono giunti alla capanna del Salvatore navigando a vista oppure seguendo una guida sicura?"
Il borgomastro borbott, non si era mai posto il problema.
"Una guida", disse, "l'avranno certamente usata, che ne so... un beduino... forse un tuareg..."
"Ma sentitelo! Loro che sono i Re del deserto, che ne conoscono le dune una per una e tutti i loro spostamenti!"
"E allora..."
"E allora, caro il mio borgomastro, stella cometa non ti dice niente?"
All'uomo sal in viso un'espressione di stupore, come se all'improvviso avesse ricordato qualcosa dimenticata da tempo.
"Ecco ci che mancava per fare del corteo un vero e proprio corteo dei Re Magi. La stella cometa che li guid! E che sar tua figlia Heidi nel giorno in cui raggiunge la maggiore et a portare, facendo da guida ai Tre Re per le strade del nostro paese."
Il borgomastro non ebbe tempo di replicare.
Era ormai ora che il corteo si avviasse.
"Avanti", ordin la Borgomastra.
"Un momento!" grid invece l'affannatissimo Hutrich che, mentre borgomastro e Borgomastra parlavano tra loro, aveva ricevuto dalla figlia maggiore dei due una spiacevole confidenza: la stella che le era stata affidata per guidare i Tre Re non si illuminava. Cos, senza luce, sembrava un triste segno che nessuno mai si sarebbe sognato di seguire per andare a finire chiss dove.
Lo strematissimo Hutrich aveva controllato la lampadina, le pile che dovevano alimentarla: non c'era stato niente da fare.
Disperato come non mai, prevedendo l'avversarsi della catastrofica profezia che sua moglie aveva malignamente fatto giorni prima, si era accasciato nuovamente, poi, con un residuo di forza, aveva lanciato l'allarme.
Yassine, sul cavallo che gli era stato dato, teneva gli occhi chiusi e pensava ai cavalli che aveva cavalcato nella sua terra. Come se fosse ancora l, regale, con la schiena diritta, emanando il fascino di un antico cavaliere, si stava attirando gli sguardi affascinati di pi d'uno dei presenti.
Quello di Heidi pi di ogni altro.
Lo distolse solo quando sua madre, afflitta per quel capriccio di stella, le pass il bastone che la reggeva, dicendole che ormai, al punto in cui si era, non si poteva sospendere il corteo.
Pazienza se, a guidarlo, ci sarebbe stata una stella morta.
Heidi prese il bastone. Chiuse gli occhi nell'istante in cui Yassine li riapriva dopo aver respirato con la fantasia l'aria calda e profumata del lontano deserto. Li apr nel momento in cui la stella, tra le mani di Heidi, prendeva luce.
Allora pens alla sua famiglia, all'oniromante, ai compagni che avevano attraversato il mare con lui, agli uomini che credendo di prenderlo in giro l'avevano spinto a salire fin l.
Diede un tocco al cavallo che montava e prese posto, primo davanti agli altri due Re.
E dietro la stella che dal quel momento in avanti avrebbe guidato la sua vita.
...
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...
FINE.